18/06/2024

Al pari del seminatore, il buon insegnante è paziente nel tempo di attesa e coltiva speranza e lungimiranza.

Il tempo della Quaresima è il tempo favorevole per fermarsi dal frastuono quotidiano e dedicare del tempo al silenzio interiore e alla riflessione. È ciò che abbiamo voluto proporre agli insegnanti della nostra scuola “Maria Immacolata”: un tempo per loro, per fermarsi, mettersi in ascolto e “dedicarsi” a sé.
Questa esigenza è nata perché dopo due difficili anni di pandemia, tempo in cui ci siamo prodigati in mille modi per prenderci cura dei nostri alunni, delle loro paure e fragilità cercando comunque di dar loro speranza, formarli nella personalità e prepararli per il loro futuro … forte è stata l’esigenza di fermarci e “prenderci cura” di chi per mestiere e missione “si prende cura”.

Così, martedì 22 marzo, gli insegnanti che hanno accolto l’invito, insieme alle suore impegnate nella missione educativa della scuola, si sono riuniti per un incontro di riflessione guidato da Padre Riccardo Burattin OFM.
L’argomento di riflessione è stato incentrato sulla parabola del “seminatore”.

Nello specifico, si è focalizzata l’attenzione sul concetto che l’insegnamento deve essere visto non tanto come lavoro ma come missione. Essere un buon insegnante è molto impegnativo, richiede fatica ma non bisogna stancarsi di seminare, piuttosto avere pazienza e fiducia nella forza intrinseca del seme e del terreno. Sì, educare è come seminare: il frutto non è certo ma occorre seminare perché ci sia frutto.
Il buon insegnante – al pari del buon seminatore della parabola con la propria terra – deve essere in grado di riconoscere in ogni studente i diversi interessi, energie, motivazioni di apprendimento e valorizzarle al massimo.
Qui entra in gioco la virtù tipica dell’insegnante (e del contadino!): la PAZIENZA per il tempo di attesa e l’incertezza del raccolto.
Tante sono le emozioni che ogni giorno l’insegnante prova: gioia, stanchezza, soddisfazione, scoraggiamento, tentazione dell’impazienza e del giudizio … ma mai bisogna perdere la speranza e coltivare un’altra importante virtù: la LUNGIMIRANZA.
L’incontro si è concluso con la lettura del racconto “L’uomo che piantava gli alberi”, una toccante storia di fiducia, speranza e determinazione da cui è scaturito uno scambio di riflessioni e la condivisione della gratitudine per aver partecipato a questo momento insieme.

Suor Marta Lucatelli