20/05/2026
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Per Francesco, sorella è la morte. Una provocazione alla vita

Noi, Suor Anice Thottaplakkal e Suor Mirza Corral, con il cuore colmo di gratitudine, desideriamo ringraziare Suor Tiziana e le Suore del Consiglio per averci dato l’opportunità di partecipare al convegno nazionale, che si è tenuto ad Assisi dal 19 al 22 marzo 2026, in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco  per riflettere sul significato della morte oggi, 800 anni dopo il suo Transito: un dialogo tra scienza, fede e cura per interrogarsi su come vivere e accompagnare questo passaggio della vita.

Il Convegno è stato promosso dalla Provincia Serafica “San Francesco d’Assisi” dal titolo “Per Francesco, sorella è la morte. Una provocazione alla vita”, con il patrocinio dell’Ufficio CEI per la Pastorale della Salute e offerto in particolare a coloro che operano nella sanità.

Il tema è stato intenso e molto arricchente. “Si muore bene solo se si vive bene,” numerosi relatori hanno presentato il tema da tre punti chiave: scienza, fede e cura.

Come allora, ancora oggi, la “paura” rimane una componente intrinseca dell’essere umano, sperimentata persino dal Santo d’Assisi nei suoi ultimi momenti, tra ricerca di tenerezza e un timore naturale. Nemmeno la fede cancella questo sentimento, ma offre gli strumenti per convivere senza negare il senso di abbandono che ha provato lo stesso Gesù.

Oggi, tuttavia, la “cultura contemporanea” limita tutto a concetti come “dolce morte” o al mero termine biologico, mentre la prospettiva cristiana e umana ci ricorda che “la vita non finisce, ma si trasforma.”

Guardando all’esempio del Poverello, morto felice, è proprio questa la possibilità che desideriamo sperimentare: affrontare la morte da ogni possibile prospettiva, non sopportarla passivamente, ma scegliere come viverla e considerarla, decisamente, una “sorella e amica”. La morte è incontro con Dio e con noi stessi, che rigenera e dà qualità alla nostra esistenza.

Sperimentiamo “Sorella Morte” ogni giorno: ogni volta che accadono cose spiacevoli, conflitti, eventi o sventure… ma possiamo morire da risorti, quando desideriamo incontrare e stare con Dio.

“Curare e prendersi Cura:” L’infermità e la sofferenza sono anche un luogo di incontro relazionale tra i malati e coloro che si prendono cura di loro. La malattia è l’aspetto più significativo della nostra epoca e l’estrema fragilità delle relazioni è narcisismo. Guarire con la “Bellezza” ed essere i primi a scoprirne la fragranza, la capacità di stupirsi.

Secondo un professore, una delle malattie con il maggiore impatto psicologico e sociale è la sclerosi laterale amiotrofica. “Di fronte a una situazione apparentemente senza speranza, la sfida cruciale sia per chi si prende cura dei malati, sia per i pazienti stessi, è capire come comportarsi e come affrontare la situazione”. Il vero valore nell’affrontare la malattia risiede nell’accettazione e nella capacità di rispondere alla complessità dei bisogni della vita con amore, empatia e compassione.

«Io ho fatto la mia parte; il Signore vi insegni la vostra». Queste parole di San Francesco, pronunciate negli ultimi istanti della sua vita, ci conducono a una domanda:

“Qual è la mia parte e come vorrei testimoniarla nella mia vita quotidiana, dimostrando che ogni limite e sofferenza possono diventare un linguaggio di vita?”

San Francesco ci ha mostrato il suo profondo amore e la sua “memoria” per Dio; più forte è il suo legame con Lui, più forte è la sua memoria di Lui.

La “memoria” è vita, è “testimonianza” di un amore concreto che è la medicina oltre le medicine.

“FACCIAMO BENE LA NOSTRA PARTE! COMINCIAMO, FRATELLI…”

Suor Anice Tottaplakkal e sr. Mirza B.Corral

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