In Occasione dell’ottavo Centenario della composizione
del Cantico delle creature
Roma, Casa Provinciale 22 Marzo 2025
Titolo un po’ altisonante per un’occasione di per sé tanto familiare. È vero che è stata trasmessa in streaming anche nelle nostre missioni in Filippine e in Albania, oltre che in Italia (mondovisione!) ma il nostro illustre oratore ci ha fatto il dono della sua ricca ed esperta condivisione francescana, prima di tutto per una lunga amicizia.
Molte delle nostre sorelle che hanno operato o che provengono dall’agro pontino, inclusa la nostra Provinciale, hanno conosciuto don Felice come un giovane prete della diocesi di Latina, innamorato della Parola di Dio e della sua predicazione fra i giovani.
Le nostre suore avevano al fortuna di averlo spesso per il loro ritiro mensile. La pastorale parrocchiale era solo una porzione del suo ministero, lui, studioso finissimo del Medio Evo, di s. Francesco e docente presso varie Università Pontificie. Che dire? un Vulcano!
Con semplicità e spontaneità, come se nulla fosse cambiato da allora per la seconda volta ci ha fatto dono di una “boccata di ossigeno”, ampio respiro, nella scoperta di una faccia di quella pietra preziosa e segreta che è s. Francesco: il Cantico delle creature o di Frate Sole.
Con molta leggerezza, quasi con distrazione, ormai, cantiamo di solito: Laudato si, mio Signore, senza sapere che vissuto esistenziale e spirituale porta in sé. Se si conosce un po’ più a fondo l’esperienza di Francesco, il tono ed il coinvolgimento del canto cambia.
Le parole di mons. Felice ci trasportano a s. Damiano, luogo dove, secondo i suoi studi deve essere stato composto in buona parte il Cantico. In tale occasione, nel nostro immaginario, forse abbiamo sempre collocato Francesco in un luogo incantevole, a contatto con la natura, quale immagine dell’uomo riconciliato con tutto il creato, che in un impeto di ispirazione poetica compone il nostro Canto.
Ma La realtà è ben altra. Le cose di Dio sono sempre singolari e inaspettate al pensare umano:
nel 1225 s. Francesco ormai severamente sofferente per diverse malattie, ultima un morbo oculare che gli causa di non poter neppure soffrire la vista della luce e lo porterà alla cecità, è in cammino verso il convento di Fonte Colombo a Rieti, dove il medico del Papa, dovrà praticargli un’operazione agli occhi. Ma è inverno. Il freddo rende impraticabile il viaggiare e così, Francesco si ferma per qualche tempo a S. Damiano, ospite delle Povere Dame: santa Chiara e le prime sorelle …
Il suo ricovero non ha nulla di eccezionale: una capannuccia di frasche, nel prato attiguo al convento, visitata da gelo e infestata dai topi, che lo molestavano. Nelle fonti si dice che tali fastidi potevano essere le molestie del Maligno stesso che lo mettevano a dura prova.
Una notte infatti il santo ebbe una forte tentazione allo scoraggiamento, al punto di non poter lottare più, ma Dio lo consola, promettendogli grandi ricchezze.
Difficile non immaginare il fastidio e la sofferenza, ma è proprio in questa si situazione al limite della sopportazione fisica e psicologica, che al mattino Francesco intona una LAUDE a quel Dio che lo ha confortato lungo la notte, per cantare l’esperienza Pasquale che ha sperimentato.
Sembra di vederlo assorto in un momento di silenzio e di riflessione e, subito dopo, liberare ed effondere il cuore nel canto delle lodi al Signore, per quel creato e da quel creato che, ahimè, non poteva più ammirare con gli occhi dei sensi fisici. Però Francesco custodiva nella memoria del cuore vivide e presenti ogni creatura: nostra Madre Terra, Frate Focu, La luna, le Stelle, Frate Sole e Sora Acqua… Tutto per Francesco assume la dimensione di una LODE UNIVERSALE.
A questo punto mons. Felice ci fa riflettere su un particolare singolare: il messaggio principale del Cantico è che la Preghiera, prima di tutto è Lode a Dio, Altissimo, datore di ogni Bene. Di solito noi preghiamo domandando a Dio per ottenere qualcosa, ma Francesco, forse ispirato dall’inno di benedizione dei 3 fanciulli nel libro dei Maccabei, benedice, LODA, esalta Dio, come ritroviamo anche nelle Lodi del Dio Altissimo. Di fronte alla celebrazione cosmica del Cantico per noi umani sorge un vero e proprio dramma: ogni Creatura sa Lodare Dio, nella sua maniera e lo fa ininterrottamente, secondo un ritmo insito nella sua stessa natura: la luce loda con la luce, il fuoco col calore, l’acqua col suo generar vita., purificare. L’unico essere creato che può scegliere di non lodare il suo Creatore siamo noi, Umani, dotati di LIBERTA’. Noi possiamo scegliere di dar lode e benedizione al nostro Dio, oppure di allontanarci da Lui, per metterci al suo posto.
Il Cantico probabilmente non è stato composto tutto di seguito. Di certo posteriormente Francesco aggiunge una strofa relativa al perdono: “…laudato si mi Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore…”. La motivazione nasce da una lite che si era accesa tra il podestà ed il vescovo di Assisi e aveva diviso la città. Ultimo tassello al Cantico di Frate Sole, arriva nel supremo momento del TRANSITO di Francesco: egli sa di essere prossimo al passaggio finale, profondamente segnato da sofferenze fisiche e morali, trova in sé la speranza di andare al buon Dio, cantando e lodando Sorella Morte Corporale. Perfino la morte gli è sorella e non è temuta, perché Francesco ha scoperto nel suo vivere di fede nel Cristo che “ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori” (Rm.5,3).
Con questo messaggio di speranza legato al corrente Anno Giubilare della Speranza don Felice da BUON Francescano, cattolico, ci ha collegate alla vita della Chiesa e ci aperto un Cammino da seguire concretamente nella vita: Seguire come Francesco, Gesù in una lode costante al Padre, memori nel momento del dolore che la sofferenza sopportata, genera la SPERANZA, sorella della Fede che sole giustificano la francescana PERFETTA LETIZIA.
Un sentito grazie a sr Tiziana per l’invito rivolto a mons. Accrocca e al nostro buon amico Vescovo per averlo accolto, offrendoci una occasione di ridare vitalità alla nostra spiritualità francescana.
F.S
