Roma dal 28 Luglio al 3 Agosto
Dalla notte di Natale del 2025, quando Papa Francesco ha indetto il giubileo della Speranza con l’apertura della Porta Santa a S. Pietro, non si fa che sentir parlare, appunto, di giubileo.
Sarà che a Roma è impossibile ignorare l’evento, vista la folla di pellegrini di ogni età che a gruppi ben nutriti, si sono riversati nelle nostre strade, nelle parrocchie, nelle metro o autobus.
Qualsiasi organo di informazione, però, credo, abbia ignorato che il primo a giungere a Tor Vergata prima ancora della veglia dei giovani col Santo Padre Leone, sia stato lo stesso Gesù Eucaristia: la santa messa solenne di conclusione del Giubileo dei Giovani è stata preparata tutto è pronto, molti sacerdoti sono coinvolti nella concelebrazione, ma molti di più sono i diaconi e i ministri straordinari dell’Eucaristia della diocesi di Roma, che vengono portati nell’area interdetta di Tor Vergata con un pullman, forniti di pissidi già piene di ostie consacrate.
Giunti a destinazione presto al mattino, i ministri si posizionano con l’Eucaristia in tende, dove attendono il momento della distribuzione dell’Eucaristia nella Messa conclusiva del giubileo. Passano ore ovviamente, ma non a vuoto: i giovani che hanno un finissimo fiuto nella ricerca di Dio, senza essere invitati, intuiscono la presenza dell’Ospite Illustre nelle tende e pian piano si intrufolano… in silenzio si mettono in ascolto, adorazione e preghiera spontanea.
Quello dei giovani è un grande evento giubilare, il più atteso e partecipato, che si è tenuto a Roma dal 28 luglio al 3 agosto 2025.
Mons. Fisichella, al margine di una conferenza stampa di presentazione, ha sottolineato che il Giubileo vuole dare ai giovani, soprattutto quelli che provengono da zone di conflitto, un segno di speranza, l’abbraccio di tutti per indicare che l’incontro sarà occasione per una “vera costruzione della pace nel mondo”.
Nei giorni di mercoledì 30 e giovedì 31 luglio, i giovani si ritrovano in 12 chiese giubilari della città per confrontarsi su altrettanti temi fondamentali, le “12 parole per dire speranza”, guidati da testimoni di vita e vescovi. Ogni chiesa è dedicata a una parola-chiave:
- Coraggio (S. Francesco Saverio alla Garbatella)
- Soglia (S. Gregorio VII)
- Riscatto (S. Filippo Neri in Eurosia)
Dal 28 luglio al 1° agosto, i ragazzi sono stati coinvolti anche in attività di “servizio e volontariato” in vari luoghi di Roma: mense, centri di accoglienza per minori e senza dimora, case per mamme con bambini, strutture per anziani, malati, disabili e persino carceri minorili. Un’occasione per vivere la speranza come gesto concreto, in uno spirito di prossimità e solidarietà.
Incredibile! Questi che vediamo in marcia giubilare, sono gli stessi giovani del chiasso e delle discoteche; quelli che spesso vengono criticati per la superficialità e l’assenza dalle chiese, e per la stravaganza. Ora eccoli impegnati nel cammino per incontrare Gesù, il Maestro che solo può donare senso alla loro vita e speranza di Pace e Amore.
A Centocelle, in casa provinciale abbiamo ospitato 120 giovani seguiti dalla pastorale giovanile dei Frati Minori delle Marche la cui equipe era composta da cinque frati, quattro suore di due diverse Congregazioni e le nostre due sorelle Sr. Ma Victoria e sr. Marta Lucatelli.
Abbiamo avuto modo di riflettere sulle critiche che a volte vengono fatte ai giovani, in maniera un po’ superficiale. In quei giorni, abbiamo avuto la grazia di ospitarne 120: non erano tutti marchigiani i nostri amici, pian piano, avvicinandoli, abbiamo scoperto la loro provenienza da tutta Italia, richiamati nel santuario della Vergine di Loreto.
Incontrarli nei corridoi, sperimentare la loro gioia, la gentilezza e partecipare all’Eucaristia vivace e sentita di questi giovani, è stata per noi una ripresa di fiducia e speranza nella ricerca di una fede più autentica ed essenziale, fondata sull’ incontro personale con Cristo, che queste vite dirompenti cercano nel loro camminare fisico e spirituale. Ci siamo forse anche ricredute su tanti pregiudizi che pregiudicano una relazione distesa e spontanea coi giovani, che sentiamo spesso lontani e inaccessibili per lo scarto generazionale.
È fuori dubbio che molta importanza ha pure la formazione che i frati e le suore offrono a questi giovani lungo l’anno con incontri e catechesi, oltre all’accompagnamento e l’ascolto personale.
La nostra comunità ha avuto in quei giorni la gioia di godere della presenza e della cura fraterna di fra Alessandro Angelisanti, ofm., da tempo vicino alla nostra Congregazione.
P. Alessandro ha celebrato per noi l’eucaristia quotidiana e condiviso la preghiera, insieme ai suoi preziosi collaboratori laici, che si sono adoperati instancabilmente per qualsiasi bisogno pratico e fisico dei ragazzi: dalla sistemazione, alla salute, ai pasti, preparati con affetto materno. Tali volontari chiamati singolarmente “guastatori” erano mamme e papà, appartenenti a una comunità di coppie, Nazaret, sempre seguita dai frati, che si rendono disponibili, da varie parti d’Italia per servizi di diverso genere. Cinque o sei mamme, si sono avvicendate nella nostra cucina per preparare i pasti per un gruppo così consistente, non risparmiando gli sforzi e includendo nel numero anche la nostra comunità. Così davvero ci siamo sentite più parte del progetto!
Il Cammino partito da Loreto, passato poi per il perdono della Porziuncola e infine giunto a Roma per la conclusione giubilare con Papa Leone, si è concluso con il ringraziamento eucaristico nella nostra Chiesa e con un segno forte di resurrezione offerto a tutti i marciatori: l’Unzione con l’olio di nardo, un profumo con cui anche Gesù è stato unto.
A ciascuno le sue conclusioni! Certo un tale respiro di nuove generazioni in cammino di ricerca non può che aprirci alla speranza di una Chiesa che, se pure decresce, è fatta per risorgere, con la Fede dei suoi Cristiani, s’intente!
Suor Floriana Saltarelli
