Tema: Celebrare la Missione della Formatrice: Generare Speranza, Nutrire la Grazia
In questi giorni è facile sentirsi sopraffatti e impotenti, mentre assistiamo alla situazione mondiale: i gemiti dei disastri naturali e le questioni politiche che hanno devastato comunità e famiglie. Siamo messi alla prova nella speranza e nella fede. Eppure, in queste difficoltà, ci viene ricordato che noi donne siamo chiamate a formare, a guarire e a donare speranza. Come Associazione delle Donne Formatrici delle Filippine (AWFP), la nostra vocazione non è solo quella di formare, ma di accompagnare: camminare con la nostra gente, soprattutto i giovani, nella loro ricerca di verità e significato in mezzo alla confusione e alla disperazione. Per approfondire e rafforzare il nostro legame di fede e ministero, nella città di Iloilo si è tenuto il 41° Convegno Nazionale delle Donne Formatrici delle Filippine. Erano presenti 63 Congregazioni e 116 formatrici di diversi livelli di formazione e culture provenienti da tutte le Filippine. Suor Josie Enaje ha partecipato in rappresentanza delle suore FMSC.
Il convegno è stato preparato con vari momenti: la Liturgia delle Ore (ben preparata), la Celebrazione Eucaristica animata con gioia dalle suore volontarie, la presentazione del tema da parte di illustri relatori e la visita alle Cattedrali della zona, animazioni, condivisione e laboratori (personali/di gruppo) e agape. Il primo giorno, nel pomeriggio, si è tenuta la Santa Messa presieduta da Padre Nathaniel Gentizon, Direttore Vocazionale dell’Arcidiocesi di Jaro e formatore nel seminario. Nella sua omelia, ha lanciato un appello a tutti: “I formatori sono in grado di dare speranza agli altri solo perché sono aiutati dalla grazia di Dio. Dobbiamo avere un cuore in ascolto per riconoscere la profonda verità che Dio è presente, dimora in noi e ci trasforma dall’interno”. Successivamente, le partecipanti sono state accolte da Suor Lourdes, RA – Presidente, che ha ricordato a tutte che siamo riunite con un’unica missione, una sola chiamata, un unico amore per la formazione. Si tratta di sacri incontri di cuori, uno spazio in cui si condividono storie, si scambia saggezza e si rinnova la speranza. La nostra presenza testimonia il nostro SÌ alla missione silenziosa e potente della formazione.

Il secondo e il terzo giorno sono stati caratterizzati dalla riflessione del Rev. Padre Jaime Noel B. Deslate, M.S., Psy.D., sul tema: “TRAUMA: i suoi effetti e il ruolo dei formatori nell’accompagnare i formandi”. Ha definito il trauma come un evento di grazia, qualsiasi evento minaccioso che turba una persona, causando una lesione interna che può essere classificata come esperienza emotiva di minaccia breve ma intensa o può essere un’eccitazione emotiva prolungata e incapace di resistere, ma di lunga durata (trauma vicario). Ha sottolineato la necessità per i formatori di dare importanza ai traumi infantili. Ha spiegato gli eventi, le reazioni e i comportamenti di una persona traumatizzata, specificando ogni effetto e classificando abusi emotivi, fisici, sessuali e traumi complessi. Inoltre, ha fornito le checklist di ogni effetto affinché i formatori possano esplorare e individuare i candidati con tale storia. Ed è molto importante conoscere la capacità di osservazione ed esplorazione praticata con pazienza, prudenza, empatia, ascolto attivo e amore. Oltre a ciò, Padre Noel ha discusso concretamente e sulla base della sua esperienza nell’accompagnamento di persone traumatizzate (in particolare religiose, diocesane e laiche) gli effetti generali del trauma nelle sei aree fondamentali di funzionamento: comportamentale, affettiva, somatica, interpersonale, cognitiva e spirituale. Ha inoltre evidenziato alcuni interventi formativi come: percorrere un cammino con compassione e strategia, radicarsi e creare sicurezza interna ed esterna, poiché la guarigione non può avvenire finché una persona è ancora attivamente traumatizzata.
I restanti giorni sono stati arricchiti dal tema “Generare la speranza, nutrire la grazia: una prospettiva spirituale della missione del formatore”, tenuto dalla Sig.ra Daisy A. Santos (ordine secolare). Ha iniziato con l’ontologia della donna (la capacità di una donna di dare vita) riflettendo su alcuni documenti di San Giovanni Paolo II, che hanno ribadito che la donna è “genio femminile” per la sua ricettività, sensibilità, generosità e maternità (maternità spirituale). La formazione è un processo di conformazione all’amore di Cristo e “coltivare il terreno”: “prima che una pianta possa fiorire e fornire ombra o frutto, il terreno dell’amore deve essere dissodato, le pietre dell’ego rimosse e le radici della preghiera profondamente radicate”.
Inoltre, ha condiviso i tre ruoli del formatore: il formatore è un assistente infermiera perché non crea la vocazione: è Dio che agisce, il ruolo del formatore è quello di assistere ad una nascita che sta già avvenendo. Il formatore è un giardiniere, come Maria negli anni nascosti di Nazareth, gran parte della crescita è invisibile; un formatore deve essere in grado di vedere la “quercia” dentro la “ghianda” anche quando il candidato è in difficoltà o fallisce, perché la vocazione è un processo organico, non industriale. Non può essere accelerato da scadenze amministrative. Il formatore è un profeta perché il ruolo del formatore non è semplicemente quello di formare, la sua è una chiamata profetica per la gloria del Regno di Dio e prepara il candidato a vivere come cittadino di quel Regno oggi.
Un altro ruolo del formatore è quello che deve raggiungere la convinzione che il futuro di Dio è più forte delle attuali difficoltà del mondo e dei fallimenti personali.
In che modo questa è la speranza del parto? Ha condiviso le tre virtù teologali della speranza che i formatori devono acquisire:
- Speranza nella loro bellezza originale, perché molti candidati entrano in formazione “sentendosi insufficienti” o gravati dagli standard di perfezione del mondo. La speranza di essere amati per quello che sono, non per quello che possono fare, e la nascita è quella fiducia che Dio ha chiamato il loro specifico “genio femminile”.
- Speranza nel frutto invisibile, perché in un mondo che richiede amore, opinioni e risultati immediati, la vita religiosa può sembrare improduttiva, quindi la speranza è quella vita nascosta di preghiera che in realtà muove il mondo. La nascita è quella convinzione che il loro Sì silenzioso, anche se nessuno lo vede, è potente come quello di Maria.
- Speranza nella Chiesa sempre nuova, in cui i giovani candidati spesso guardano alle comunità che invecchiano e si chiedono se ci sia un futuro.
La speranza: lo Spirito Santo non ha finito con la vita religiosa. La nascita è il coraggio di essere pionieri, non solo per la fede. Ha poi presentato diversi tipi di speranza: speranza relazionale, speranza escatologica e speranza comunitaria. Nel far nascere la speranza, è molto importante smettere di vedere la formazione come una serie di prove da superare e considerarla invece come un grembo di trasformazione: passando dal modellare allo svelarsi, coltivare una “cultura dell’incontro”, radicare la speranza nel Fiat e fornire loro una missione significativa.
Inoltre, il suo ultimo argomento è stato molto apprezzato per la sua spiegazione profonda e chiara sull’accompagnamento spirituale, sui limiti critici della formatrice, sul ruolo della direzione spirituale nella guarigione dei traumi e sulla preghiera affettiva. Questi argomenti sono stati intercalati da condivisioni di gruppo, interazioni dirette, domande, chiarimenti e riflessioni personali o basate sull’esperienza. Inoltre, le grazie da coltivare sono: la grazia della mente del principiante (docilitas), la grazia dell’interiorità (il chiostro del cuore), la grazia della comunità (la grazia abrasiva) e la grazia dell’ordinario (il sacramento del momento).
Quindi, l’atto d’amore più profondo non è aiutare e servire, ma essere presenza attenta immediata, amore attento, attenzione amorevole, piena partecipazione attiva a portata di mano.
Il convegno si è concluso con la Celebrazione Eucaristica e la presentazione dei nuovi dirigenti dell’AWFP, nonché con l’annuncio della prossima sede per il 2028, Mindanao, in particolare a Davao.
Ringrazio Suor Tiziana Tonini, superiora provinciale e il suo Consiglio per avermi dato l’opportunità di partecipare. Sono stata stimolata da questa frase: “Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma Dio fa crescere” (1Cor 3,6). Queste parole mi hanno radicata nell’umiltà e nella fiducia, perché la nostra missione non si realizza da sola, ma grazie alla presenza fedele di Dio che opera attraverso l’ascolto, la pazienza e l’amore. Sono stata invitata a stare con coraggio e tenerezza sulla soglia della crescita e del divenire, facendo risuonare la speranza in mezzo a incertezze e cambiamenti e a coltivare la grazia confidando in Dio, che dona la crescita. Questo convegno per me è un momento per fermarmi, per ascoltare Dio, per ascoltarci reciprocamente e per ascoltare i dolci movimenti dello Spirito Santo nella mia vita, trovando nuovo coraggio, una comunione più profonda e un nuovo sostegno per il cammino che mi attende”.
Grazie Signore per il cammino formativo!
Suor Josie E. Enaje,
Casa di formazione – Quezon City, Filippine
