13/12/2025
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LA DONNA SPERANZA dell’ALBANIA

Già dai tempi antichi la donna ha avuto una sorte controversa. Molte società sono di origine patriarcale e spesso la mascolinità è concepita come dominio sulla donna, che deve sottostare all’uomo. Anche ai tempi di Gesù la donna era trattata come inferiore all’uomo e subiva discriminazioni. Solo Gesù fu attento alla sua condizione e diede particolare attenzione proprio alle donne che erano tra il suo seguito…
Nella comunità’ di Dushaj dove sto facendo un’esperienza di missione, abbiamo sentito il bisogno di incontrare un bel gruppo di donne di Raja, un villaggio che da tempo le suore seguono con varie attività compresa la catechesi e ogni domenica con la celebrazione della Parola.


Le abbiamo invitate nella nostra casa di Dushaj e per raggiungerci hanno camminato per ore nella montagna, qualcuna è giunta accompagnata dal marito geloso che non lascia che la moglie si allontani da sola da casa. Molte ahimè, per lo stesso motivo non hanno potuto partecipare.
Stare per un tempo prolungato in un paese di cui non conosci la lingua non è facile, ma realizzare un incontro con un gruppo di persone del posto, per me che non conosco la lingua albanese, è stata un’impresa possibile grazie al dono della fraternità. Già perché quando uno ha tutte le sue sicurezze: il contenuto, la logica, l’eloquio e la tecnica, ha la tendenza a fare tutto da sé: è quel virus che papa Francesco chiamava autoreferenzialità e che tanto danneggia la fraternità, che è condivisione dei talenti e partecipazione nei progetti. Così per parlare a queste donne abbiamo collaborato in tre: sr Evangeline Salino, addetta all’accoglienza con la preparazione dell’ambiente, sr Lia Vascon, traduttrice simultanea e relazione con le partecipanti, data la sua popolarità, legata a 30 anni di presenza nella missione.
Il tema della Speranza, legato al Giubileo, è stato letto nell’esperienza della Vergine Maria, anche in tono con la festività del giorno, Visitazione di Maria a S. Elisabetta.
Non è stato difficile richiamare dalla devozione del Rosario alcuni punti salienti della vita di Maria in cui l’incontro con la sua vocazione e le prove della vita hanno richiesto una grande fede per sperare in quello che il Signore poteva fare di bene per lei.
L’episodio, però, di maggiore interesse è stato quello delle Nozze di Cana, in cui Maria senza dubbio crede, dunque spera. È certa che Gesù interverrà, opererà per esaudire la sua richiesta in favore degli sposi.
Maria non si scoraggia, rinnova la sua fede nel Figlio; la speranza che ne nasce, sconfigge il rifiuto e lo scoraggiamento impostole da Gesù.’
Ella semplicemente invita: fate quello che Lui vi dirà.


Ecco, su questo mandato di Maria si è giocato tutto il mandato del nostro incontro: operare sempre quel che Gesù ci dice attraverso il Vangelo, da leggere personalmente ed in famiglia, nella preghiera e nell’ascolto comune della liturgia.
Le nostre amiche del villaggio di Raja sono intervenute con vivacità e volentieri nello sviluppo dell’incontro, nel corso del quale sono state chiamate a dire cosa associano alla parola speranza e ne sono uscite parole molto interessanti e profonde: famiglia, figli, preghiera, vino segno di gioia dello stare insieme… Significative queste parole rivelatrici della vocazione della donna chiamata a essere speranza per la famiglia, per i figli specie qui in terra di Albania, del Vino e della festa per un popolo che ama la danza e la musica su note orientali, retaggio della lunga dominazione turca durata circa 500 anni.

di suor Floriana Saltarelli

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