IL MIRACOLO DI S. ANTONIO IN KOSOVO
Durante il mio soggiorno nella Missione di Dushaj, ho avuto la gioia di poter celebrare la festa di S. Antonio nella vicina terra del Kosovo dove i Frati Francescani Minori hanno costruito un santuario al grande Santo venerato con fede, non solo nel giorno della festa, ma anche ogni martedì e con solennità i 13 martedì che precedono la festa del 13 Giugno. Denomino la mia esperienza “Il miracolo di s. Antonio in Kosovo”.

Non aspettatevi alcuna guarigione spettacolare: ciechi che vedono, storpi che camminano o morti che risorgono. Stavolta parliamo del miracolo di quei pesci che salgono in superficie del mare per ascoltare la predicazione di Antonio che la popolazione di Rimini rifiutava tenacemente. Decise il Santo:
“Dal momento che voi dimostrate di essere indegni della parola di Dio, ecco, mi rivolgo ai pesci, per confondere più apertamente la vostra incredulità”.
E i pesci affiorano in superficie a centinaia, a migliaia, ordinati e palpitanti, ad ascoltare la parola di esortazione e di lode.
Ma qui non parlo piu’ di pesci bensi’ di persone in carne ed ossa convenuti al santuario a centinaia e che coi miei occhi abituati a una religiosità moderata nelle presenze, se non deficitaria, ho visto raccogliersi nel giardino del Santuario di Gjakova, dedicato a s. Antonio e ben noto in tutta la regione fino all’ Albania.
In questo grande giardino alberato con panchine qua e la’, si riuniscono tutti i devoti di Antonio e il miracolo è che ci sono anche i musulmani, visto che la regione è a grande maggioranza musulmana. Antonio parla e ispira interiormente pace e bene anche a loro, un singolare incontro con Gesu’, che è la Via, la Verità, la sorgente della Pace in questa porzione di mondo per tanto tempo tormentata da guerra e miseria.
Mi ha impressionato la compostezza, il raccoglimento di così tanta gente, che si avvicinava alla statua del santo strofinando un fazzoletto, portando un bambino per una benedizione alla fine della messa, come forse si faceva tanto tempo fa o forse ancora si fa nel sud d’ Italia: devozione sincera e semplice dei poveri.
Rifletto al nostro modo occidentale di vivere ormai la fede, in modo molto razionale: molte celebrazioni ben strutturate, come la ricca liturgia che abbiamo ci indica e consente, ma ormai poche manifestazioni popolari e poca presenza in chiesa, come lamentano molti parroci, soprattutto quanto a giovani e famiglie. Qui in Albania invece la religiosità è ancora nel suo fiorire.
